Pieve di Cusignano

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 Madonna con il Bambino addormentato.

Andrea Mantegna 1455 c.a.  S.M.G. Berlino

Tempera e colla su tela. cm. 43 x 32 

…….

Gli alberi lasciano cadere le foglie dai loro rami e rivelano i nidi,

i colori si fanno più intensi e caldi, anche se il cielo è grigio,

gioia e nostalgia si fondono sentendo nell’aria

qualcosa che mette in fermento il cuore …

C’è attesa : tra poco è il compleanno di Gesù !

… mi sono messa in “viaggio” … tra le pagine di un libro

e mi sono fermata davanti a quest’immagine*, pensando anche a Te !

Ho cercato le parole più gradite al cielo, ma solo “ Ave, o Maria,

piena di Grazia, il Signore è con Te ! “  ho trovato speciali.

Ti giunga questa “poesia muta” ( così definiva Leonardo la pittura )

come musica e profumo per l’anima, per elevarti un palmo da terra,

lontano dalla pene di ogni giorno, almeno per un attimo.

Per me è dolcissima Maria che si china verso Gesù,

quasi sublimazione della tenerezza materna nel gesto delle mani:

una che tiene al caldo il pancino del Bimbo,

l’altra che ne sorregge la testina.

Un viso perfetto, di tre quarti, quasi un cammeo,

senza chirurgia plastica o botulino, ancora attuale

dopo centinaia di anni, raffinato e cesellato, ma non metallico

e legnoso come solitamente troviamo in Mantegna.

Gli occhi bassi, come esigeva la condizione delle donne di allora,

sono soprapensiero ed esprimono un gaudio soffuso,

quasi d’incredulità, con le preoccupazioni e i timori di ogni madre,

di ogni tempo, e sicuramente sono persi nella visione della croce.

Maria appare rassegnata alla sofferenza futura perché fiduciosa,

e concentrata nel silenzio interiore : in preghiera …

La scollatura quadrata che lascia libero il collo e il fazzoletto legato

sulla nuca che non nasconde i capelli, coi riccioli sulle guance,

mi fanno pensare ad una semplice contadina come modella,

che l’artista, in un momento di grazia,

ha trasformato in Regina Madre per eccellenza !

Il Bimbo, abbandonato in un sonno profondo come solo può capitare

a quell’età, tra le braccia della mamma, nella sua fragilità,

sembra essere sostegno ( preludio alla sua manifestazione)

a Maria, simbolo dell' Umanità intera.

La due figure, che riempiono il quadro, emergono dal buio

avvolte in un mantello, accarezzate dall’alto dalla luce divina.

Non ci guardano, ma noi non ci sentiamo esclusi.

Non c’è posto per noi nel dipinto …

ma ci sentiamo stretti nello stesso abbraccio ! Grande Mantegna !

La tela° di supporto, che qui traspare, ricorda la croce.

Solitamente non visibile, studiata solo dai critici d’arte

per carpirne qualche segreto : una data, una firma …

ma senza considerarne l’importanza per l’opera stessa.

E pensare che il colore, qui, quelle delle foglie d’autunno,

sarebbe rimasto polvere inutile, in un mucchio, se non fosse stato

steso su quell’”incrocio” di fili dato dalla trama e dall’ordito.

La *tela  permette ai pigmenti di colore, fusi dal pennello dell’artista,

di realizzarsi, trasformandosi …( in pelle, occhi, capelli, stoffa …)

Il colore, magia che ci attrae, non esiste,

è un modo di manifestarsi della luce;

Dio invece, che esiste, noi non lo vediamo : eppure Egli

che ha riversato tutto il suo Amore su di noi, è in noi,

perché senza di noi sarebbe stato un Dio solo …

Cristo Dio, pura luce ( il colore) si è sacrificato al tempo ( la tela)

per rendersi visibile.

Noi siamo la tela, il colore è Dio, che, come i pigmenti,

si annulla per manifestarsi : si umilia nell’incarnazione !

 

………

E ora che ci siamo persi un po’ nel Mistero,

facciamo silenzio, lasciamo dormire Gesù :

è Natale 2009 !

 

Mirella Capretti  

 

* materiale usato per la prima volta a Venezia, dalla metà del ‘400,

   visto che i dipinti su legno, con l’umidità, s’imbarcavano.

 

 

 


 

Tu ... sei la mia vita !

Vedo due spiriti nell'immensa
prateria della vita
Ancor svelto il passo,
le loro braccia sciolte
segnano l'andare,
mentre i capelli

un'onda disegnano
lunga e uguale
Verso l'orizzonte sono diretti,
dallo stesso punto i  loro occhi
sono attratti
Ritrovano le loro mani
nel camminare
per poi lasciarle andare
nel piacere di poterle ancora cercare.
 Ricorda l'onda di un lontano mare
dove l'acqua nel suo dolce fare
arriva e si ritrae
lascia un segno che poi scompare
lo ricrea , ma mai uguale
 Anche il cuore ha un battimento
lo ritrovi nel respiro della vita
al vertice del quel momento
dove ti trovi a dire:
"tu ... sei la mia vita"

 a


 
Nella memoria dei ricordi
tieni innaffiati quelli belli.
Trattali come fossero alberi,
di quelli lenti a crescere
pronti ai venti, al sole,
ai geli, al tempo.
Come l'ulivo e il castagno
riferimento diverranno 
per il più giovane viandante

n


 

Poesia

 

Un bambino che stava per nascere a questo mondo domandò a Dio:
mi dicono che sto per essere inviato sulla terra...

Come io potrò vivere là se sono piccolo e indifeso?
e Dio rispose" Tra la moltitudine degli angeli , io ne ho scelto uno speciale per te.

Sta aspettandoti e si prenderà cura di te."
"Ma dimmi: qui in cielo io non faccio null'altro che cantare e sorridere e ciò è sufficiente per essere felice.

Come potrò capire quando mi parleranno se io nemmeno conosco la lingua che le persone parlano? "
" con tanta pazienza e amore il tuo angelo ti insegnerà a parlare"
"ho sentito dire che sulla terra ci sono degli uomini cattivi.

Chi mi proteggerà"
"Il tuo angelo ti difenderà anche con il rischio della propria vita"
"ma io sarò sempre triste perchè non potrò più vederti"
" il tuo angelo sempre ti parlerà di me ti insegnerà il modo di venire a me e io sarò sempre dentro di te"
in quel momento in cielo si fece molto silenzio, e le voci della terra si potevano sentire.
il bambino avvicinandosi chiese sottovoce:

Oh Dio , io sono pronto per partire, ma dimmi, per favore, il nome del mio angelo"
e Dio rispose: chiamerai il tuo angelo, MAMMA! 

Elisa


 

Il Carnevale di Roberta

 

Quella sera a Gabbiano

c'ero anch'io.

Era un tempo sospeso.

Il tempo dell'infanzia,

quando si giocava

festosi attorno al falò,

si salutava il carnevale

che se ne andava

con le ultime scintille del fuoco.

Ed era già nuova attesa.

 


 

Il giorno prima delle nozze

 

La data importante è domani !

Domani mi metterò l'abito nuovo con le scarpe nuove.

Mi incamminerò verso ""la bassa" per essere vicino al mio "bambino".

Che giorno sarà domani ?

Momenti di gioia e di malinconia si alterneranno mentre i ricordi cercheranno di dare spazio a buoni auspici.

Momenti in cui pensi che una parte di tè se ne vada ed altri nei quali vedi la continuità di te stesso che prosegue.

 Una prova mai affrontata, emozioni mai vissute  dovranno essere portatrici di gioia e serenità.

 Quando nacque pareva un ragnetto tutto rosa e raggrinzito, lo vedo ancora mentre ripeto il verso che fece mio padre con me nel prendermi una manina e confrontarla con il suo pollice, ora è un uomo, ma per ma rimane sempre quel cosino per il quale vorrei ancora essere utilmente indispensabile.

 Non può essere così e lo sappiamo ma l'egoismo dell'amore mi rende vulnerabile e fragile.

 Domani sarà il giorno !

Alle ore undici sarà già sposo.

 Io e sua madre siamo qui che aspettiamo il decollo, applaudiremo alla partenza, rimarremo col cuore sospeso durante i vari giorni d'orbita e ci risveglieremo al rientro.

 Quante cose cambieranno ?

Forse tutte e nessuna, probabilmente sarà come un terremoto che dopo ulteriori colpi di assestamento verrà dimenticato e la vita andrà avanti accompagnata dagli stessi profumi dei boschi e dagli stessi canti degli uccelli . 


 

CANTO IL SOGNO DEL MONDO


Ama saluta la gente - dona, perdona - ama ancora e saluta.

Dai la mano, aiuta, comprendi, dimentica e ricorda solo il bene.
E del bene degli altri godi e fai godere.
Godi del nulla che hai del poco che basta giorno dopo giorno e pure quel poco, se necessario, dividi.
E vai, vai leggero dietro il vento e il sole e canta.
Vai di paese in paese e saluta saluta tutti il nero, l'olivastro e perfino il bianco.
Canta il sogno del mondo che tutti i paesi si contendano di averti generato.

“di padre Turoldo”

segnalata da Elisa


Una serata di nebbia

 

E' tardi, anzi no, è buio da tempo.

L'autunno impone le sue regole e la sera nella campagna scende veloce, tutto si perde nella nebbia.

Questo fenomeno in città non viene avvertito nel tempo reale perché le luci dei lampioni e le luminarie illuminano tutto.

Prolungano la vita.

Apro la finestra e vedo solo le piante del giardino, con le foglie rossastre, umide, appesantite, domani cadranno.

Più in là, grigio pesto, nebbia.

Si sente un gran rumore, certo, è l'autostrada, con il traffico che scorre inarrestabile, invisibile!

Una persona d'altri tempi direbbe che sono gli aerei che vanno a bombardare, o una colonna motorizzata in transito, che avanza.

Quand'ero piccolo la nebbia di sera voleva dire anche silenzio. 

Una cortina impenetrabile, che avvolgeva il cortile di casa, spariva anche la barchessa, mentre il portichetto che ospitava il pollaio e il porcile, si intuiva lì, segnalato dal fruscio causato dalle galline che tardavano a trovare sistemazione sui trespoli.

Poi il nulla.

Nella stalla le vacche si coricavano sulla paglia messa da poco, asciutta, invitante.

Ci si andava dopo cena, io mi coricavo fra loro, mentre mio papà cantava il testamento del Capitano.

Non si scomponevano, al massimo succedeva che quella a cui voltavo le spalle  mi dava una leccata che mi buttava sulla pancia dell'altra. Continuavano a ruminare.

I vetri erano bagnati per effetto della condensa, e la porta, di ferro, che dava accesso alla concimaia, pure era bagnata.

Se si apriva, la nebbia guadagnava la soglia velocemente, e si vedeva proprio che entrava.

E con essa anche il freddo, che infastidiva le vacche, in particolare le più vicine.

La chiusura ripristinava la quiete.

Poco male, anzi, se penso alle isbe descritte da Bedeschi, dove gli alpini si rifugiavano a centinaia, per riposare pochi minuti,  ed inveivano ogni qualvolta si apriva la porta!

E poi, non avevano neanche la paglia!


Sono i ricordi di una infanzia vissuta in campagna, e che belli.
Irripetibili, nemmeno più possibili perchè le stalle ora sono diverse, ma forse, anche i bimbi oggi sono diversi.

Solo la nebbia è rimasta quella di prima, e meno male!!

Tino (da Fontanellato)


 

Alcune persone entrano nella tua vita per una ragione,  altre per una stagione,  altre per sempre.

Quando scoprirai quale di queste tre, saprai anche cosa puoi fare per queste Persone.

Quando qualcuno entra nella tua vita per una RAGIONE, di solito lo fa per venire incontro a un bisogno che tu hai espresso. Arriva per assisterti nel superare una difficoltà, per portarti guida e sostegno, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.

Può sembrarti mandato da Dio e magari lo è. C'è per la semplice ragione che tu hai bisogno che ci sia! Poi,senza che tu ti comporti male nei suoi confronti, oppure nel momento meno opportuno questa persona dirà o farà qualcosa che porterà il vostro rapporto a una fine.

Può morire.

Può andarsene.

Può costringerti col suo comportamento a prenderti una pausa.

Quello che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio è stato realizzato, il suo lavoro è finito.

La preghiera che avevi rivolto è stata esaudita e ora è tempo di guardare avanti.

Alcune persone entrano nella tua vita per una STAGIONE, perché è arrivato il tuo turno di condividere, crescere o imparare.

Ti fanno vivere un'esperienza di pace, oppure semplicemente ti fanno credere. Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.

Di solito ti regalano un'incredibile gioia. Ma solo per una stagione!

Chi entra nella tua vita PER SEMPRE lo fa per insegnarti cose che contribuiscono a darti una solida base emotiva. Il tuo lavoro è di accettare la lezione, amare questa persona e mettere ciò che hai imparato al servizio di tutte le altre relazioni e gli ambiti della tua vita.
Si dice che l'amore è cieco, ma l'amicizia è chiaroveggente.

Grazie per essere una parte della mia vita,sia che tu lo sia stato per una ragione,una stagione o per sempre!

 


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Aggiornato il:  15 agosto 2010