Pieve di Cusignano  

 

 

 

 

PER MIA MADRE

(Dannunziana)


C e un'aria da bucaneve

in questo sole rinato
per la valle e le coste
e sembra già terminato
l'inverno qui a Pieve,
Mamma, vieni che andiamo
insieme a cercare
il tuo esile fiore, 
lo sai che ha il colore
delle tue mani,
un bianco venato
appena d'azzurro
che pare turchese nel sole,
ma è l'azzurro del gelo
notturno dischiuso da questo
vento di delicato calore,
Mamma, andiamo,
ma copriti bene,
saliremo a Gabbiano
con la macchina e poi
io camminerò nella neve
e ti chiamerò non appena
avrò visto il fiore.
In macchina andremo,
si lo so che a te piaceva
camminar sui tornanti
e fermarti sul terzo
il gran belvedere,
ma sono ormai tanti
gli anni trascorsi da allora
quando eri tu a coprire
noi due tuoi figli
con le sciarpe di lana
ed il passamontagna,
quanti anni da allora,
e poi alla sera tu c'insegnavi
l'eternità misteriosa
e un po' anche paurosa
del sempre, del sempre, del sempre.
Mamma, accomodati bene
qui nel sedile davanti,
ma sì, qui davanti con me,
tu vuoi sempre stare di dietro
timorosa di disturbare
dicendo "io son vecchia,
non vi voglio far sfigurare".

Lo dicevi anche allora
quando eri più giovane,
bella lo sei ancora
quei tuoi occhi hanno sempre
un azzurro colore di cielo,
la tua voce è gentil rapsodia
di note vicine e lontane
immanenti ed eterne,
e queste tue mani
quante volte sono stato a fissarle,
chissà se te ne accorgevi
a tavola quando tenevi
con tocco leggero
argentee posate
e a sera nel Segno a iniziare
una notturna preghiera
in eterno latino
per eterni misteri
"nos curn prole pia
benedicat Virgo Maria",
poi il "nunc et semper
et in saecula saeculorum"
noi dovevamo
rispondere " Amen"
ma già dormivamo
e a me pareva captare
in quel primo riposo
il lieve passare della tua mano
ad accarezzare, ad accarezzare,
ma come son fredde
ora queste tue mani
dove sono i tuoi guanti di lana?

Corro a prenderli,
poi accenderemo il calore
e qui dentro staremo bene
come davanti al camino
nella nostra stanza di allora,
ma prima lascia che stringa
nelle mie queste tue mani,
sono gelide, Mamma,
ci soffio un po' sopra
e te le voglio baciare,
poi andremo a cercare
il tuo fiore di Pieve,
torneremo d'aprile
ad andare per viole
e in agosto per more,
sì, stavolta prometto
che starem sempre insieme,
con te si sta così bene
qui con te mi riposo
adesso che son tanto stanco,
adesso non andrò più via
staremo insieme ora e sempre
"nunc et semper".

Dormi, Mamma?
Riposati, cara, la dirò io
questa nostra orazione
"nos cum prole pia
benedicat Virgo Maria".

29 dicembre 1989

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