Pieve di Cusignano  

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La Cappella Contesa

Non correva certamente buon sangue tra il Parroco, gli zelanti fabbriceri di Pieve di Cusignano e un certo Giovanni Sivelli loro conterraneo per via di presunti diritti sulla Cappella della Madonna di Montemanolo; immediatamente precedente al giorno della lite tra il Sivelli e don Malmassari una nota di consegna datata 4 marzo 1849 fa fede della questua eseguita pare dallo stesso presunto padrone della Chiesa e consegnata, dice il manoscritto, a due membri della fabbrica, Ampollini Lodovico, e Gallicani Carlo unitamente a Francesco Grignafini, Pietro Spotti, Giuseppe Magosi e Pietro Percudani. Ed ecco il contenuto della nota: " Frumento Staja n. 3 meno un coppello e mezzo circa. Frumento e melica bianca coppelli 6 circa. Tela tessuta a cotone braccia numero 3 e tre quarti. Più un sacco. Più un fazzoletto bianco e una corbella ". (Doc. in Arch. Vescovile di Parma - Busta n. 1 Pieve di Cusignano ).

A distanza di soli due giorni da questo incontro, i rapporti già tesi degenerarono in una vera e propria lite tra il Sivelli e il Parroco, presenti alcuni testimoni; di ciò ne fa fede una memoria in Archivio Vescovile scritta dallo stesso Sivelli probabilmente a caldo, quando dice che l'arciprete gli rispose " barbaramente ". Alla memoria scritta di suo pugno il Sivelli fece seguire (24 marzo 1849) una lunga lettera indirizzata al Vicario Generale nella quale dichiara innanzi tutto che " egli si trova in perfetto dominio d'un fondo nella suddetta Pieve, e anteriormente posseduto dai suoi maggiori, sul quale esiste una Cappella dedicata a Maria Vergine delle Grazie nel luogo detto Monte Manolo: Cappella di tutta proprietà del Sivelli come risulta da documenti autentici, pronto egli esserne a produrli all'occorrenza. Che come di diritto, egli tiene le chiavi di essa Cappella e che con le offerte che si portano a quella Vergine

egli fa fronte a quanto occorre durante l'anno specialmente per la solenne funzione che si opera in essa nel giugno di ciascun anno " .

Il Sivelli quindi traccia l'iter della questione e la sua stessa ragione:

" ...nell'aprile dello scorso 1848 il Sig. Arciprete di lui parroco si condusse unitamente col Perito Luigi Guareschi di Tabiano a questa Cappella per riconoscere, cosi egli diceva, i diritti e le ragioni che ha la Fabbrica su detto Sacro luogo; che l'esponente, venendogli ingiustamente contrastate le proprie ragioni, presentò il di 4 di questo mese al Consiglio di Fabbrica i corrispondenti titoli comprovanti il di lui possesso; qui i Seniori risposero essere essi documenti di nessun valore, e gli intimarono di rinunziare le chiavi della Cappella non meno che le offerte; queste il Sivelli rinunciò di fatto, non già le chiavi di sua assoluta proprietà ".

Di fronte all iremovibilità del Sivelli, i fabbriceri e con essi il parroco decisero a distanza di due giorni di risolvere con la forza la questione infatti Giuseppe Parmigiani, tesoriere assieme a Lodovico Ampollini consigliere e con essi il fabbro Francesco Gatti si recarono alla Cappella per cambiare la serratura, al che si oppose energicamente il Sivelli rivendicando i suoi presunti diritti.

A questo punto, secondo la relazione del Sivelli, " l'Arciprete... ingiuriò il Sivelli con modi più impropri, e con termini d'ignorante, asino, ladro, briccone e assassino, e coll'intimazione di non mettere in eterno più piede in quel luogo; aggiungendo che tutti quelli che daranno appoggio alle sue ragioni saranno tutti asini come lui... ".

Al termine dell'esposto, il Sivelli chiede giustizia e che gli sia rimesso il possesso della su ricordata Cappella.

Dal canto suo il Vicario Generale, don Ercole Manzotti, in data 25 marzo dello stesso anno, mandò comunicazione all'arciprete, delle precise accuse del Sivelli chiedendo al medesimo e al Consiglio dell'Opera parrocchiale i documenti e le ragioni giustificanti la loro posizione.

La lettera del vicario fu oggetto di attenzione e di discussione nella seduta del 1° aprile della fabbriceria presenti Carlo Gallicani vice presidente, don Giacomo Malmassari, Claudio Drugman, Giuseppe Parmigiani e Lodovico Ampollini; nella lettera curiale tra l'altro si legge " che il prefato Sig. Arciprete contende a torto al Sig. Sivelli Giovanni, come asserisce il Sivelli, il possesso della Cappella dedicata alla B. V. delle Grazie in Montemanolo... ".

I membri del consiglio di Fabbriceria dopo la lettura e la disamina del contenuto del foglio curiale, sottoscrissero una delibera articolata in tre punti diretta al Vicario Generale:

1°) Che non già il Sig. Arciprete contende il possesso d'essa Cappella di cui è caso, ma bensì il corpo intero del Consiglio come ne fa fede e prova l'atto di delibera del 4 dello scorso marzo.

2°) Che spetta al Sig. Sivelli Giovanni di produrre i titoli coi quali intende di comprovare la proprietà della Cappella, e non all'opera poiché d'essa da anni, assai, è in possesso dello stabile e non intende rinunciare il dominio.

3°) Che rilevandosi dal foglio di Monsignore, che Egli medesimo si è compiaciuto di chiedere al Sivelli i relativi documenti così i membri del Consiglio suddetto intendono di esaminare questi titoli prima di dare il loro parere onde non contraddirsi le asserzioni degli uni e degli altri, e per questo fine, pregano la gentilezza di Monsignore Vicario Generale onde si compiaccia di dare comunicazione dei medesimi, e di autorizzare nel caso un'adunanza straordinaria per mettere in grado il Consiglio di riscontrare e soddisfare i desideri manifestati dal predetto Monsignore ".

Questa delibera fu spedita l'indomani al Vicario Generale accompagnata da una lettera del parroco nella quale il reverendo giustifica il suo comportamento chiamando in causa oltre che il consiglio di Fabbriceria anche il rev. Curato ,di Corcagnano don Francesco Delmonte al fine di chiarire la penosa situazione. Dopo aver dichiarata la sua tempestività nel radunare il Consiglio dell'Opera sottolinea che " non io ma l'opera intende difendere il diritto di uso e di proprietà sulla Cappella di Montenanolo, il quale diritto contro ogni ragione pretende contrastare Sivelli Giovanni, il quale più d'una volta da me caritatevolmente ammonito, ne trova chi gli faccia ragione, nel tempo stesso che tutta la mia popolazione applaude all'operato e i diritti dell'opera. L 'arciprete con questo scritto voleva inquadrare l'accaduto nel contesto e dare motivazioni esaurienti alla sua presa di posizione ben precisa aggiungendo " ...ma perché non mi è permesso qui registrare i fatti, io spero... venendo a Parma di poterle dire a voce; di tutto cuore prego la V. S. Ill .e Rev. .ma di mandare a chiamare il Rev. .do Curato di Corcagnano Del Monte d. Francesco, dal quale lei udirà parecchie cose sul fatto controverso ".

Non ci è dato di conoscere esattamente con quale ritmo si siano svolte le indagini conoscitive da parte della Curia, ma tutto fa pensare che non siano state molto sollecite infatti in una lettera del 29 giugno, don Malmassari, introducendosi diplomaticamente col dire che essendogli capitata tra le mani la ben nota lettera del Vicario Generale del 25 marzo e la delibera presa per l'occasione dall'Opera, sollecita il ricupero della documentazione promessa dal Sivelli in merito ai diritti rivendicati, " onde con apposite ragioni farne vedere l'inconsistenza ". Per cui pregherei la S.V. Ill.mo e Rev.mo a voler aderire a questa richiesta prima di pronunciare un suo giudizio non che di mandare a chiamare il M. Rev. Sig. Curato di Corcagnano il quale è nato in questa Parrocchia e per lunga pezza vi è stato Cappellano e come istruito da passi antichi può fare anche a viva voce conoscere le ragioni della Chiesa... ".

Da un giorno all'altro don Malmassari non si concedeva tregua e forniva nuove documentazioni al Vicario Generale atte a dimostrare nel tempo, la legittima appartenenza della Cappella alla Chiesa, così la lettera del 28 giugno. L 'arciprete indubbiamente amareggiato dalla situazione creatasi, manifestava implicitamente tra le righe il suo attaccamento all'Oratorio quando si esprime in questi termini: " parlo di questa mia Chiesa... la Cappella di Montemanolo dedicata alla Vergine delle Grazie... " e quindi invoco giustizia: " ...voglio io sperare che il giudizio che vorrà pronunziare la S.V. Ill.mo e Rev.mo, sarà conforme a quanto ha deliberato l'opera di avere cioè rivendicato il suo pieno diritto di uso, non solo, ma di proprietà su di quella Cappella... ".

Non c'è dubbio ed è anzi ampiamente dimostrato dagli interventi di entrambi le parti che il movente unico della lite era il possesso della Cappella, comunque a dare inizio a questo processo sono state le chiavi stesse della Cappella che rimanendo troppo a lungo nelle mani dello stesso individuo lo indussero a credersi lui illegittimo padrone.

Anche le chiavi in questo caso specifico, hanno una storia dapprima deposte nelle mani di un certo Zerbini e poi in quelle di don Giovanni Verderi, quindi al De Rozzi e massimamente in quelle di don Francesco, curato di Corcagnano e infine nelle mani di Antonio Sivelli padre di Giovanni che era contemporaneamente tesoriere della Chiesa al quale succedette nella stessa qualità, il figlio al quale l'Opera lasciò in deposito le chiavi quantunque decaduto dalla mansione di tesoriere fin da1 1841. I membri dell'Opera si servirono di quest'ultimo perché abitava nei pressi della Maestà e perciò il più comodo ad aprire e a chiudere. Il tempo prolungato di custode della chiave lo indusse a vantarsi di aver acquistato dei diritti sull'edificio e " l'opera della Fabbrica - a detta di don Malmassari - non poté più a lungo tollerare la sfacciataggine... tanto più che aveva avuto l'ardimento di portare in casa sua le offerte fatte e i generi a quella Immagine nel novembre 1848 e di rifiutarsi di consegnarle a chi da me ne era spedito, siccome incaricato dalla Fabbrica, a ritirarle, e le quali poi restituì all'Opera nel marzo 1849 ". Nello stesso giorno anche le chiavi dell'avventura di Montemanolo scrissero l'ultima riga della loro storia perché furono appunto cambiate.

Molto più tardi le chiavi passarono nelle mani di Casimiro Ampollini, cantore benemerito di chiesa il quale provvedeva anche alla pulizia della Chiesa. Nel mese di maggio era lui a guidare le funzioni mi ha informato gentilmente Mons. Scaffardi, davanti all'immagine della Madonna la recita del Rosario, un fioretto ed un esempio pratico e a intonare canti a voce di popolo.

Dopo il 1849, venne meno ogni notizia in merito alla spinosa vertenza e tutto fa supporre che le parti abbiano raggiunto un accordo; la stessa lapide collocata sulla parete destra, entrando nel tempio, dimenticando i precedenti, alla maniera di tutte le lapidi, rende grande onore all'insigne benefattore e ne tramanda memoria ai posteri. Ed ecco il testo dell'epigrafe: " 1856- Sivelli Giovanni alla Chiesa della Pieve Cusignano fece spontaneo ringraziamento d'ogni sua ragione sull'area circostante e su questa cappella sacra alla B.V.M. delle Grazie ".

Stando così le cose ne consegue una logica conclusione, ossia che con ogni probabilità nella ricostruzione dell'edificio sacro per l'entusiasmo non si è badato ai confini, occupando oltre che lo spazio della primitiva edicola anche parte di quel terreno che nell'estimo del 1747 figurava sotto il nome di Domenico Sivelli: " Bosco da taglio loco detto al Tugo confina da mattina e mezzogiorno Giacomo Varani, da sovra il Rio, da sett.ne il Gigolo stimato 1.18 la biolca... " eseguito da Agostino Coconcelli; nel catasto del 15 giugno 1782 è segnato .tra l'altro che a Domenico Sivelli succede Giuseppe Sivelli.

A distanza di tanti anni, un discendente del già motivato Giovanni Sivelli, che oltre portare lo stesso cognome, ne ripete anche il nome, si dichiarò ripetutamente grandemente onorato di ospitare nel suo territorio il Santuario della Madonna delle Grazie, impegnando gli eredi perché Montemanolo abbia sempre a restare della Madonna.

 


 

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