Pieve di Cusignano  

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Pieve di Cusignano

Santuario della Madonna di Montemanolo

Dalla strada comunale per Banzola, appena passato il centro di Pieve di Cusignano, si stacca sulla destra un'impegnativa salita tra campi e vigneti che porta alla località di Montemanolo, dove, da almeno 250 anni, sorge un oratorio; da tempo ancor più lontano vi si ricorda la devozione per la Madonna. "Monte Maculo ", come località, è ricordato per la prima volta in un documento del 14 settembre 1203, dal quale si può apprendere la sua notorietà dal punto di vista geografico, quale 'pertinentis Cusiniani " e formato da abitati rurali sparsi, boschi ed aree coltivate. In questa località fin dalla seconda metà del XV secolo vi era un oratorio dedicato a San Giacomo e di patronato della Famiglia Oddi. Questo nucleo familiare vanta origini antiche e certe in questa terra: "Albertus Oddi " fu tra i testimoni del rogito ricordato del 1203, oltre ad essere attestato nell'Estimo del Sale de11415. L' "Oratorium S. Iacobi tn terra de Montemanulo " figura negli estimi della Diocesi di Parma del 1520 e 1564; in seguito, con molta probabilità, fu abbandonato e non più officiato; non fu infatti ricordato nella Visita Apostolica di Mons. Giovanni Battista Castelli nel 1579. Nel 1520 era curato dal Parroco di Banzola Don Francesco del Monte, mentre nel 1564 da Don Paolo Ragazzoni e Don Giovanni Battista Nova. Sempre nel 1564 godeva di un reddito annuo di 22 lire ed il suo conferimento era di spettanza del Vescovo. Ne fece dovuto ricordo, fino agli anni settanta del XX secolo, appena dentro al bosco, quasi al limite della salita, un bel pilone viario con l'immagine di San Giacomo. Annesso all'oratorio vi era il Beneficio sacerdotale dedicato a San Giacomo Apostolo e a Sant' Agnese Vergine e Martire. Aveva l'onere di una messa mensile ed era di libera collazione, ma fu sempre conferito dalla Curia Romana. Ma, per ritornare, a questo santuario, occorre parlare del culto alla Vergine Celeste, che qui miracolosamente sorse, si sviluppò ed è tutt'oggi molto radicato. In mancanza di date certe, si può ritenere che sia iniziato già dai primi del XVIII secolo, quando si ha notizia delle prime storie miracolose in questo luogo, dove, da chissà quanto tempo, un devoto cristiano aveva fatto dipingere l'immagine della Beata Vergine su un capitello di strada, scrivendoci sotto "A Maria ". Tra i primi fiduciosi pellegrini che qui si recarono in raccolta e speranzosa preghiera, vi fu anche il marchese Don Ercole Pallavicini, Arciprete di Pieve di Cusignano dal 28 settembre 1734 all'8 giugno 1769. L'anziano sacerdote, gravemente malato di gotta, dopo ben tre giorni consecutivi di pellegrinaggio a Monternanolo si trovò guarito e, ricolmo di fede, per celebrare degnamente il mistero della grazia, di cui lui stesso aveva beneficiato, fece costruire il primo edificio, proprio sul punto esatto ove sorgeva il cippo miracoloso. L'Arciprete fece inoltre scolpire il medaglione in marmo bianco di Carrara.


Le origini della Maestà

Come le numerosissime maestà senza paternità e senza atto di nascita, collocate durante i secoli dalla pietà dei fedeli lungo le strade, nei crocicchi, sulle cime dei monti quasi a protezione e a conforto dei passanti e per suggerire sentimenti di fede, cosi avvenne per il pilastro che una mano anonima e in un giorno qualsiasi della storia ha collocato a Montemanolo, certamente prima del 1750.

Oltre i due fatti prodigiosi, i primi che la tradizione ci ha tramandato, anche il catasto assicura la presenza di questo manufatto sito sul Monte; il terreno su cui sorge la Cappella è detto in una relazione del 1849, " con una periferia di pochi metri cosi d'intorno non è imposto di gravame alcuno ed è ben distinto sul Catasto del Comune di Borgo San Donnino dalla parcella che vi sta all'intorno la quale è ora di Baratta e prima di Sivelli... ".

" La terra che di presente gode Sivelli compresa quella pezza di Baratta a cui fu venduta dal Sivelli e che circostante a quella della Cappella erano dapprima di un certo Violi e c'era la Cappella, e prima di Violi erano di un certo Barozzi e Mazzaschi e c'era la Cappella ". Da notate le ripetute sottolineature che danno per certo l'esistenza dell'edificio sacro.

Nel 1730, fu il marchese don Ercole Pallavicino dopo il verificarsi dei primi miracoli ( di uno, lui stesso beneficò) a far scolpire un medaglione con l'effigie della Madonna delle Grazie da collocare nella nuova Cappellina costruita al posto della precedente " colonnetta " su cui era dipinto il volto della Vergine.

 

 

 

Alla distanza di soli quarant'anni " siccome la Cappella era rovinata dalle intemperie della stagione cui era esposta... " don Pietro Francesco Bernini, parroco di Pieve dal 7 giugno 1769, la " fece atterrare ".

All'iniziativa del parroco i parrocchiani manifestarono particolare sensibilità e un 'attaccamento alla chiesetta sul monte, tanto che vi " prestarono concordi la loro opera " .

Molto più tardi nel 1819 intervenne sull'edificio anche " l'Opera ", ossia la Fabbriceria, " aggiungendovi un portichetto " con una spesa di L. 1499,16 per dare asilo ai pellegrini e da dove essi potevano in ogni tempo comodamente elargire le loro offerte in frumento, in melica e in denaro attraverso tre bocchette che dall'esterno finivano all'interno della Cappella, due delle quali tuttora esistenti, ma non nel luogo delle precedenti.

Altri restauri furono eseguiti nel 1828 e nuovamente nel 1840 da parte dell 'Opera che in una delibera decise di " assicurarla con rastrello di ferro e di abbellirla siccome ha fatto veramente... ".

La devozione alla Madonna portò un crescente afflusso di pellegrini tanto che la Cappella si rivelò troppo angusta e don Francesco Jasoni nel 1915 su ,disegno dell'architetto il marchese Cusani la rese più capace dandole un assetto nuovo, a croce greca.

" Don Jasoni - scrisse Mons. Enrico Grassi a quei lontani - è innamorato della sua Madonna di Montemanolo, ne parla come di una preziosità della sua parrocchia, come di cosa carissima al suo cuore. Lassù egli si reca di frequente in pio pellegrinaggio inerpicandosi lieto su per l'erta faticosa trasportato da' suoi santi pensieri; lassù conduce il suo popolo a feste periodiche e solenni, accompagna i pellegrinaggi che accorrono da varie parti in buon numero, specialmente nel mese di maggio, lassù profonde zelo, opera e danaro. E la sua buona popolazione l'asseconda volenterosa in questa opera di onore e di culto alla Vergine ".


 

 

 

 

 

 

   

 

La Processione

 

   
         
   
         
   
         
   
         

 

     
         

Le vetrate

   
         
   

 

 

State ascoltando il brano musicale:

Alla Santissima Vergine di Montemanolo

Autore: Don Maffacini Enrico

maestro Romano Saliprandi

Clicca sull'immagine per ascoltare il brano completo

 


 

Il piazzale antistante il Santuario diventa anche meta di gite oraganizzate.

 

 


 

 

 

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Aggiornato il:  08 dicembre 2018